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Mitologia Mesopotamica: Dall'Epopea di Gilgamesh alla creazione del mondo.
| AUTHOR | La Mantia, Salvatore |
| PUBLISHER | Independently Published (09/04/2025) |
| PRODUCT TYPE | Paperback (Paperback) |
Là, nella Casa della Polvere dove entrai, vidi re deporre le loro corone... Tutti sedevano nell'oscurità; la polvere era il loro cibo, l'argilla il loro pane.
Epopea di Gilgamesh, dal sogno di Enkidu
Prima che gli dèi avessero volti consolatori e che all'uomo fosse promesso un paradiso, esisteva un universo nato dal fango e dalla furia. La mitologia mesopotamica non offre facili risposte né destini gloriosi; regala invece un dramma cosmico di una potenza inaudita, la cronaca di un ordine precario strappato a un caos primordiale e perennemente minacciato di dissoluzione. È in questa visione grandiosa e severa che risiede il suo fascino ineludibile e la sua sconcertante modernità.
Questo volume non è una semplice antologia di racconti, ma la decifrazione di un codice esistenziale. Attraverso le tavolette cuneiformi, testimoni fragili e preziosi, assistiamo alla nascita degli dèi dal conflitto tra le acque dolci e quelle salate, e alla violenta affermazione di un campione, Marduk, che plasma il mondo dal cadavere della sua stessa progenitrice. Esploriamo la condizione umana attraverso l'epopea di Gilgames, un re per due terzi divino che scopre la sua umanità solo di fronte al dolore della perdita e al terrore dell'oblio, intraprendendo la ricerca disperata non di un tesoro, ma di una risposta al mistero della morte.
In queste pagine, l'umanità non è il culmine della creazione, ma il suo laborioso e necessario servitore, un essere plasmato dal sangue di un dio ribelle e dall'argilla della terra, destinato a sostenere il peso del mondo affinché gli dèi possano riposare. È un universo popolato da figure di una complessità abissale: la dea Inanna/Istar, che incarna l'ambivalenza selvaggia dell'amore e della guerra, della creazione e della distruzione; il saggio dio Enki/Ea, custode della conoscenza e ingegnoso protettore dell'uomo; e il burbero Enlil, dispensatore di regalità ma anche del catastrofico Diluvio.
Quest'opera è un invito a comprendere una mentalità che ha dato origine alle prime città, ai primi imperi e ai primi codici di leggi, fondando la propria civiltà su un patto fragile con potenze divine imperscrutabili. È un ritorno alle origini del nostro dialogo con il sacro e con il terrore del nulla, un'esplorazione necessaria per chiunque voglia comprendere non solo da dove veniamo, ma le domande fondamentali che non abbiamo mai smesso di porci.
Là, nella Casa della Polvere dove entrai, vidi re deporre le loro corone... Tutti sedevano nell'oscurità; la polvere era il loro cibo, l'argilla il loro pane.
Epopea di Gilgamesh, dal sogno di Enkidu
Prima che gli dèi avessero volti consolatori e che all'uomo fosse promesso un paradiso, esisteva un universo nato dal fango e dalla furia. La mitologia mesopotamica non offre facili risposte né destini gloriosi; regala invece un dramma cosmico di una potenza inaudita, la cronaca di un ordine precario strappato a un caos primordiale e perennemente minacciato di dissoluzione. È in questa visione grandiosa e severa che risiede il suo fascino ineludibile e la sua sconcertante modernità.
Questo volume non è una semplice antologia di racconti, ma la decifrazione di un codice esistenziale. Attraverso le tavolette cuneiformi, testimoni fragili e preziosi, assistiamo alla nascita degli dèi dal conflitto tra le acque dolci e quelle salate, e alla violenta affermazione di un campione, Marduk, che plasma il mondo dal cadavere della sua stessa progenitrice. Esploriamo la condizione umana attraverso l'epopea di Gilgames, un re per due terzi divino che scopre la sua umanità solo di fronte al dolore della perdita e al terrore dell'oblio, intraprendendo la ricerca disperata non di un tesoro, ma di una risposta al mistero della morte.
In queste pagine, l'umanità non è il culmine della creazione, ma il suo laborioso e necessario servitore, un essere plasmato dal sangue di un dio ribelle e dall'argilla della terra, destinato a sostenere il peso del mondo affinché gli dèi possano riposare. È un universo popolato da figure di una complessità abissale: la dea Inanna/Istar, che incarna l'ambivalenza selvaggia dell'amore e della guerra, della creazione e della distruzione; il saggio dio Enki/Ea, custode della conoscenza e ingegnoso protettore dell'uomo; e il burbero Enlil, dispensatore di regalità ma anche del catastrofico Diluvio.
Quest'opera è un invito a comprendere una mentalità che ha dato origine alle prime città, ai primi imperi e ai primi codici di leggi, fondando la propria civiltà su un patto fragile con potenze divine imperscrutabili. È un ritorno alle origini del nostro dialogo con il sacro e con il terrore del nulla, un'esplorazione necessaria per chiunque voglia comprendere non solo da dove veniamo, ma le domande fondamentali che non abbiamo mai smesso di porci.
