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Tutte le volte che abbiamo detto per sempre
| AUTHOR | Yatta, '. |
| PUBLISHER | Independently Published (04/27/2025) |
| PRODUCT TYPE | Paperback (Paperback) |
Un romanzo che danza tra l'abisso e la risata: un'opera che sa già di classico queer moderno.
È la celebrazione delle famiglie scelte, dei legami che non si spiegano, delle partenze che non sono mai davvero un addio.
Un racconto corale dove anche i fantasmi del passato portano i tacchi.
E alla fine, resta solo una domanda:
Quanto può essere teatrale la vita, se la si prende davvero sul serio?
Genere: Dramedy familiare, queer, teatrale, sentimentale e un pizzico surreale.
Descrizione:
Oscar ha due padri, un fidanzato devoto, un passato che si ostina a presentarsi vestito di pizzo e segreti, e una zia acquisita - Shay - che somiglia più a una divinità decadente che a un parente. E poi c'è il matrimonio più atteso dell'anno, il funerale più spettacolare della costa americana, e un carosello di personaggi così assurdi da sembrare veri.
Tra discorsi rubati, drag queen in lutto, rivelazioni alcoliche e momenti di struggente bellezza, questa è una storia sull'amore che non ha definizioni: genitoriale, romantico, perduto, ritrovato. Un romanzo che ride dove potrebbe piangere, e piange dove ci si aspetterebbe una risata.
____________________________________________
Questo libro è un atto di fede nella complessità delle relazioni umane: padri e figli, amanti e fantasmi del passato, ricordi e promesse mai mantenute. Ma soprattutto, è un omaggio alla famiglia scelta, quella che si costruisce, si perde, si ritrova e si celebra - magari tra un funerale drag e un matrimonio sotto il sole d'Italia.
Lo stile oscilla con sapienza tra il lirico e il grottesco, tra il dialogo tagliente e l'introspezione struggente. È un libro che non teme la teatralità, anzi la cavalca, la doma e la trasforma in verità. I personaggi sembrano usciti da una pièce di Tennessee Williams diretta da Pedro Almodóvar: spettacolari, fragili, eccessivi e indimenticabili.
La grande prova dell'autore (o meglio: degli autori, perché c'è dentro l'anima di chi scrive e di chi immagina insieme) è aver saputo rendere ogni scena memorabile, sia che si tratti di un addio sussurrato sotto le stelle, sia che si consumi tra una battuta da cabaret e un bacio rubato nel caos.
Un'opera queer, mediterranea, universale. E soprattutto necessaria.
Una prima opera che lascia intravedere non solo una voce originale, ma anche una visione: quella di un mondo in cui l'amore è ridicolo e sacro allo stesso tempo. Come dovrebbe sempre essere.
Un romanzo che danza tra l'abisso e la risata: un'opera che sa già di classico queer moderno.
È la celebrazione delle famiglie scelte, dei legami che non si spiegano, delle partenze che non sono mai davvero un addio.
Un racconto corale dove anche i fantasmi del passato portano i tacchi.
E alla fine, resta solo una domanda:
Quanto può essere teatrale la vita, se la si prende davvero sul serio?
Genere: Dramedy familiare, queer, teatrale, sentimentale e un pizzico surreale.
Descrizione:
Oscar ha due padri, un fidanzato devoto, un passato che si ostina a presentarsi vestito di pizzo e segreti, e una zia acquisita - Shay - che somiglia più a una divinità decadente che a un parente. E poi c'è il matrimonio più atteso dell'anno, il funerale più spettacolare della costa americana, e un carosello di personaggi così assurdi da sembrare veri.
Tra discorsi rubati, drag queen in lutto, rivelazioni alcoliche e momenti di struggente bellezza, questa è una storia sull'amore che non ha definizioni: genitoriale, romantico, perduto, ritrovato. Un romanzo che ride dove potrebbe piangere, e piange dove ci si aspetterebbe una risata.
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Questo libro è un atto di fede nella complessità delle relazioni umane: padri e figli, amanti e fantasmi del passato, ricordi e promesse mai mantenute. Ma soprattutto, è un omaggio alla famiglia scelta, quella che si costruisce, si perde, si ritrova e si celebra - magari tra un funerale drag e un matrimonio sotto il sole d'Italia.
Lo stile oscilla con sapienza tra il lirico e il grottesco, tra il dialogo tagliente e l'introspezione struggente. È un libro che non teme la teatralità, anzi la cavalca, la doma e la trasforma in verità. I personaggi sembrano usciti da una pièce di Tennessee Williams diretta da Pedro Almodóvar: spettacolari, fragili, eccessivi e indimenticabili.
La grande prova dell'autore (o meglio: degli autori, perché c'è dentro l'anima di chi scrive e di chi immagina insieme) è aver saputo rendere ogni scena memorabile, sia che si tratti di un addio sussurrato sotto le stelle, sia che si consumi tra una battuta da cabaret e un bacio rubato nel caos.
Un'opera queer, mediterranea, universale. E soprattutto necessaria.
Una prima opera che lascia intravedere non solo una voce originale, ma anche una visione: quella di un mondo in cui l'amore è ridicolo e sacro allo stesso tempo. Come dovrebbe sempre essere.
