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Il Pensiero Politico di Dante
| AUTHOR | Solmi, Arrigo |
| PUBLISHER | Independently Published (04/19/2020) |
| PRODUCT TYPE | Paperback (Paperback) |
Description
Raccolgo in questo volume un gruppo di studi, alcuni nuovi, altri gi editi in vario tempo nelle riviste, destinati a chiarire il pensiero politico di Dante. Tale pensiero ha grande importanza, anzitutto per intendere nel suo giusto senso la dottrina filosofica e sociale, che l'Alighieri colloc a base della sua costruzione; in secondo luogo per spiegare la varia e multiforme vita politica del medio evo, che trov in Dante uno dei suoi pi alti e felici interpreti. Fu vezzo gi , giustamente condannato, di rappresentare il nostro sommo Poeta come onnisciente, filosofo, teologo, astronomo e via via; ma oggi, allorch pi giustamente si restituito a lui la sua vera figura di Poeta, non si deve poi correre a negargli le qualit e i meriti realmente posseduti. vano contendere: l'Alighieri fu, oltrech poeta insuperabile, anche politico profondo e originale. La politica fu la passione della sua vita; come determin il suo tragico destino, cos occup il suo pensiero e ispir la sua opera. Ad essa dedic il suo maggiore trattato filosofico, e ad essa preordin la sua grandiosa visione poetica. Il pensiero politico di Dante supera in pi punti la concezione di Aristotele, serve mirabilmente a chiarire la complessa struttura politica del medio evo, preannuncia o prepara un ordinamento sociale pi vasto e pi progredito. Ma questo pensiero, per essere giudicato, deve essere rettamente inteso e meditato, con la conoscenza precisa delle istituzioni medievali da cui muove. Si soliti, sbirciandolo appena, e senza riguardo alcuno alle condizioni dei tempi, condannarlo come una strana utopia, come un aberrante sogno medievale, come una fantastica visione. Questo giudizio, gi enunciato dal Balbo, diventato un dogma, dopoch , dietro l'esempio del Kraus, l'han messo di moda i critici tedeschi: Grauert, Kampers, Kelsen, Vossler, Kern. Per mio conto, non ho aspettato il memorabile anno 1914 per combatterlo: i miei scritti sull'argomento, che risposero ad alcuna di quelle elucubrazioni, sono del 1907 e del 1908. facile definire l'ideale politico di Dante come una utopia. L'Impero, su cui egli fondava la sua dottrina e le sue speranze, era destinato a cadere; e dalle sue rovine sorgevano le nuove formazioni politiche, gli Stati nazionali moderni. Ma errore il dimenticare tutto ci che l'idea dell'Impero aveva dato, tutto ci che ancora prometteva nella sua cadente struttura; come errore l'accusa mossa all'Alighieri, per le sue invocazioni ad Alberto Tedesco o ad Enrico VII, di aver chiamato in Italia lo straniero. In realt , se la politica dell'Alighieri si sforzava a rianimare una vuota ombra, la politica fiorentina, contro cui l'Alighieri lev la voce, affrettava soltanto lo smembramento e la servit dell'Italia. E basta conoscere sul serio l'idea imperiale di Dante, per comprendere l'inanit dell'accusa, che viene mossa a colui che afferm primo i diritti della nostra nazionalit . Dante non era fuori della nazione, quando pens , e la storia gli ha dato in parte ragione, che solo dal suo ideale potesse allora venire la salvezza politica dell'Italia. Si tratta ora di riconoscere e di giudicare questa sua idea, nelle sue vere linee e nelle sue giuste proporzioni; e i miei studi non vogliono essere che un tenue contributo a questa migliore cognizione e a questo pi retto giudizio.
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Product Format
Product Details
ISBN-13:
9798638757922
Binding:
Paperback or Softback (Trade Paperback (Us))
Content Language:
Italian
More Product Details
Page Count:
176
Carton Quantity:
40
Product Dimensions:
5.98 x 0.41 x 9.02 inches
Weight:
0.59 pound(s)
Country of Origin:
US
Subject Information
BISAC Categories
Science | Life Sciences - Botany
Science | General
Science | General
Descriptions, Reviews, Etc.
publisher marketing
Raccolgo in questo volume un gruppo di studi, alcuni nuovi, altri gi editi in vario tempo nelle riviste, destinati a chiarire il pensiero politico di Dante. Tale pensiero ha grande importanza, anzitutto per intendere nel suo giusto senso la dottrina filosofica e sociale, che l'Alighieri colloc a base della sua costruzione; in secondo luogo per spiegare la varia e multiforme vita politica del medio evo, che trov in Dante uno dei suoi pi alti e felici interpreti. Fu vezzo gi , giustamente condannato, di rappresentare il nostro sommo Poeta come onnisciente, filosofo, teologo, astronomo e via via; ma oggi, allorch pi giustamente si restituito a lui la sua vera figura di Poeta, non si deve poi correre a negargli le qualit e i meriti realmente posseduti. vano contendere: l'Alighieri fu, oltrech poeta insuperabile, anche politico profondo e originale. La politica fu la passione della sua vita; come determin il suo tragico destino, cos occup il suo pensiero e ispir la sua opera. Ad essa dedic il suo maggiore trattato filosofico, e ad essa preordin la sua grandiosa visione poetica. Il pensiero politico di Dante supera in pi punti la concezione di Aristotele, serve mirabilmente a chiarire la complessa struttura politica del medio evo, preannuncia o prepara un ordinamento sociale pi vasto e pi progredito. Ma questo pensiero, per essere giudicato, deve essere rettamente inteso e meditato, con la conoscenza precisa delle istituzioni medievali da cui muove. Si soliti, sbirciandolo appena, e senza riguardo alcuno alle condizioni dei tempi, condannarlo come una strana utopia, come un aberrante sogno medievale, come una fantastica visione. Questo giudizio, gi enunciato dal Balbo, diventato un dogma, dopoch , dietro l'esempio del Kraus, l'han messo di moda i critici tedeschi: Grauert, Kampers, Kelsen, Vossler, Kern. Per mio conto, non ho aspettato il memorabile anno 1914 per combatterlo: i miei scritti sull'argomento, che risposero ad alcuna di quelle elucubrazioni, sono del 1907 e del 1908. facile definire l'ideale politico di Dante come una utopia. L'Impero, su cui egli fondava la sua dottrina e le sue speranze, era destinato a cadere; e dalle sue rovine sorgevano le nuove formazioni politiche, gli Stati nazionali moderni. Ma errore il dimenticare tutto ci che l'idea dell'Impero aveva dato, tutto ci che ancora prometteva nella sua cadente struttura; come errore l'accusa mossa all'Alighieri, per le sue invocazioni ad Alberto Tedesco o ad Enrico VII, di aver chiamato in Italia lo straniero. In realt , se la politica dell'Alighieri si sforzava a rianimare una vuota ombra, la politica fiorentina, contro cui l'Alighieri lev la voce, affrettava soltanto lo smembramento e la servit dell'Italia. E basta conoscere sul serio l'idea imperiale di Dante, per comprendere l'inanit dell'accusa, che viene mossa a colui che afferm primo i diritti della nostra nazionalit . Dante non era fuori della nazione, quando pens , e la storia gli ha dato in parte ragione, che solo dal suo ideale potesse allora venire la salvezza politica dell'Italia. Si tratta ora di riconoscere e di giudicare questa sua idea, nelle sue vere linee e nelle sue giuste proporzioni; e i miei studi non vogliono essere che un tenue contributo a questa migliore cognizione e a questo pi retto giudizio.
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