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La tariffa delle puttane di Venegia: nuovamente posta in luce e commentata per cura di Danilo Romei

AUTHOR Anonymous
PUBLISHER Independently Published (07/21/2020)
PRODUCT TYPE Paperback (Paperback)

Description
La "Tariffa delle puttane di Venegia" un poemetto anonimo in terzine pubblicato a Venezia nel 1535 (l'originale perduto). Lo si attribuisce ad Antonio Cavallino, poco noto giurista e poeta padovano, "creato" di Pietro Aretino, che scrive il sonetto proemiale, lo stesso che aprir i "Sonetti lussuriosi" pubblicati due anni dopo. Il poemetto in forma di dialogo tra un Forestiere e un Gentiluomo veneziano, che fornisce all'interlocutore l'elenco e il prezzo delle prostitute di Venezia, enumerando alla fine persino le ruffiane. Ma non si tratta di una squallida rassegna n di una moralistica dissuasione dalle brutture e dalle malefatte di queste "assassine". In questi versi corre un divertito e iperbolico gusto dell'orrido carnale e morale, che li apparenta alla poesia degli scapigliati fiorentini e sembra fare da controcanto (quanto intenzionale?) a ci che andava scrivendo in contemporanea l'Aretino nel "Ragionamento" e nel "Dialogo".
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Product Format
Product Details
ISBN-13: 9798668215195
Binding: Paperback or Softback (Trade Paperback (Us))
Content Language: Italian
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Page Count: 92
Carton Quantity: 88
Product Dimensions: 5.00 x 0.19 x 8.00 inches
Weight: 0.22 pound(s)
Country of Origin: US
Subject Information
BISAC Categories
Non-Classifiable | Non-Classifiable
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publisher marketing
La "Tariffa delle puttane di Venegia" un poemetto anonimo in terzine pubblicato a Venezia nel 1535 (l'originale perduto). Lo si attribuisce ad Antonio Cavallino, poco noto giurista e poeta padovano, "creato" di Pietro Aretino, che scrive il sonetto proemiale, lo stesso che aprir i "Sonetti lussuriosi" pubblicati due anni dopo. Il poemetto in forma di dialogo tra un Forestiere e un Gentiluomo veneziano, che fornisce all'interlocutore l'elenco e il prezzo delle prostitute di Venezia, enumerando alla fine persino le ruffiane. Ma non si tratta di una squallida rassegna n di una moralistica dissuasione dalle brutture e dalle malefatte di queste "assassine". In questi versi corre un divertito e iperbolico gusto dell'orrido carnale e morale, che li apparenta alla poesia degli scapigliati fiorentini e sembra fare da controcanto (quanto intenzionale?) a ci che andava scrivendo in contemporanea l'Aretino nel "Ragionamento" e nel "Dialogo".
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